Le nuove tecnologie sono essenziali a scuola? Che benefici portano? Possono essere controproducenti? Quali sono le più coinvolgenti? Come si progetta un’esperienza didattica supportata da tecnologie e come se ne verifica l’efficacia? Ho degli immigrati in classe che parlano poco l’italiano, ho degli studenti bravissimi che vogliono fare di più, la classe è poco motivata, … Le tecnologie possono aiutare? Quali? In che modo? Di quali conoscenze, abilità, metodologie e atteggiamenti un insegnante deve valersi per utilizzare efficacemente le  tecnologie nella propria attività didattica?

Nel corso del tempo, dal 1997 ad oggi, le domande sono rimaste pressoché le stesse, le risposte invece si sono evolute.

Collage4Fin dall’inizio il DOL ha utilizzato un approccio ingegneristico alla formazione degli insegnanti: basi teoriche e metodologiche ampie, conoscenza adeguata delle tecnologie, esperienza dettagliata di casi reali, applicazione immediata di quanto appreso con autovalutazione dei risultati ottenuti.

Un’altra caratteristica del DOL, derivata dall’attività progettuale e di ricerca di HOC-LAB, è la grande attenzione ed apertura allo scenario mondiale che i suoi docenti hanno grazie ai costanti aggiornamenti e alla partecipazione in prima persona a progetti e conferenze internazionali sul tema dell’innovazione pedagogico didattica basata su tecnologie.

Dall’esperienza maturata attraverso il DOL, nel corso dell’ultimo decennio, sono emersi alcuni punti che ne contraddistinguono la vision:

    • l’utilizzo delle tecnologie, nei casi migliori,  modifica profondamente la didattica, non perché la tecnologia ponga dei limiti ma perché offre nuove opportunità, soprattutto inclusive, recuperando cioè al processo di apprendimento allievi in difficoltà;
    • l’uso delle tecnologie nella didattica garantisce migliori risultati quando si ha un approccio autentico: questo significa affidare agli studenti compiti reali, permettendo loro di pensare ed operare nei modi propri del dominio di riferimento e di offrire loro un apprendimento che abbia una concreta e tangibile ricaduta in campi di interesse per gli studenti. La tecnologia in tal senso è uno straordinario facilitatore, perché consente l’apprendimento autentico in quasi tutti i campi del sapere contenendo i costi (Herrington, J. & Oliver, R, An instructional design framework for authentic learning environments, in Educational Technology Research and Development, 2000);
    • Collage1la conoscenza dei docenti rispetto all’uso delle tecnologie in classe è sempre situata, e i fattori di conoscenza, pedagogici e tecnologici, sono connessi fra loro da un’interazione ed un’interrelazione molto forte. Secondo l’approccio proprio del modello TPACK l’intersezione tra queste tre aree genera di fatto un nuovo tipo di conoscenza, che è – gestaltianamente – molto di più della somma dei tre fattori presi singolarmente (Mishra & Koehler, Technological Pedagogical Content Knowledge: A Framework for Teacher Knowledge, 2006 – retrieved from: http://punya.educ.msu.edu/publications/journal_articles/mishra-koehler-tcr2006.pdf);
    • l’utilizzo delle tecnologie nella didattica non porta a realizzare la consueta didattica, con in aggiunta la tecnologia, ma la modifica profondamente;
    • la didattica che utilizza le nuove tecnologie può avere una grande rilevanza in termini di inclusione, sia in senso forte sia in senso debole, sia verso il basso, sia verso l’alto. Sta al docente saper costruire percorsi didattici che permettano a questo potenziale di esplicitarsi (Modelli didattici per l’inclusione: alcuni risultati dal progetto Learning For All. Tecnologie Didattiche, in press);
    • ciò che più conta, in attività di media education, e quindi in generale quando si utilizzano le tecnologie in ambito formativo, non è il risultato in sé e per sé, ovvero l’output concreto, quanto piuttosto tutto il percorso che ha condotto la classe a tale risultato. Mai come in questo caso, il processo è il messaggio (Galliani L., Il processo è il messaggio, Cappelli, Bologna 1979.);
    • allo stato attuale è quasi innegabile che utilizzare le tecnologie a scuola può essere molto efficace, ma decisamente poco efficiente per i docenti: la fase di preparazione delle proprie attività scolastiche è decisamente impegnativa, e il modello emergente della flipped classroom (Bennet et alii, The flipped class manifest, http://www.thedailyriff.com/articles/the-flipped-class-manifest-823.php, 2011) prevede una corposa mole di lavoro anche fuori dall’orario e dall’edificio scolastico. Del resto i momenti di apprendimento che gli allievi affrontano sono sempre più spesso diffusi e non concentrati nelle ore passate a scuola (m-learning – mobile learning; u-learning – ubiquitous learning);
    • compito della scuola e del docente esperto di tecnologia è quello di aiutare i discenti, in quest’epoca contraddistinta da abbondanza digitale, a saper selezionare criticamente le fonti rilevanti e ad assumere tutte quelle abilità trasversali, che sono fondamentali – a livello professionale – nel mondo iperconnesso in cui viviamo.

Il DOL cerca di rispettare i presupposti sopraelencati, ed offre una formazione sfaccettata, complessa, anche impegnativa, ma di altissimo profilo, come esigono gli standard del Politecnico di Milano, una delle più prestigiose università tecnico-scientifiche non solo in contesto nazionale, ma anche europeo.